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Orientarsi nella conservazione digitale dei documenti

Cosa sapere sulla conservazione digitale dei documenti

Al giorno d’oggi si sente spesso parlare di conservazione digitale dei documenti, ma sono molti i casi in cui regna ancora della confusione a riguardo. Vediamo perciò cosa si intende con questo termine e quali sono gli aspetti più importanti. In linea generale digitalizzare un documento implica la sua trasformazione da analogico a digitale e – di conseguenza – virtuale.

La digitalizzazione di un documento può essere la semplice scansione, operazione che eseguiamo di frequenta, ma indica al contempo un processo che fino a poco tempo fa si svolgeva in maniera esclusivamente manuale, mentre oggi avviene mediante strumenti e tecniche digitali. L’obiettivo primario di questo sistema di archiviazione è quello di digitalizzare i processi e i documenti: ciò comporta moltissimi vantaggi, sia dal lato organizzativo e operativo, sia ovviamente nei confronti del legislatore.

Conservare i propri documenti in maniera digitale e a norma consente di risparmiare tempo prezioso e avere sempre a disposizione quanto necessario. Sono molti gli ambiti aziendali coinvolti nell’implementazione della conservazione digitale dei documenti, che devono prepararsi ad affrontare una vera propria riprogettazione. Di fronte a questo cambiamento spesso gli organici aziendali possono sentirsi leggermente spaesati, tuttavia, valorizzando il know-how acquisito dalle persone è possibile invece implementare questo processo affinché tutti ne traggano beneficio.

Per riuscire a prendere il processo di conservazione digitale dei documenti organico e funzionale all’interno della propria azienda senza che questo comporti processi di apprendimento troppo lunghi, come prima cosa è necessario ascoltare a fondo le esigenze delle persone e dei vari reparti aziendali. In questo modo è possibile evidenziare eventuali criticità e capire invece quali sono i fattori che potrebbero facilitare la transizione.

Come non confondere la conservazione digitale dei documenti

Quando si parla di conservazione digitale dei documenti è importante operare alcune specifiche che possono aiutare a comprendere a cosa si fa riferimento, sfatando luoghi comuni che vogliono il concetto pressoché sinonimo della semplice archiviazione di un documento in formato pdf.

La conservazione ditigale costituisce anche una revisione dell’acquisizione di informazioni, che deve di fatto essere operata secondo dei parametri prestabiliti, improntati a valorizzare la sicurezza, l’integrità, l’univocità e l’ottimale conservazione nel tempo. Per non fare confusione, dunque, è importante comprendere che la conservazione digitale dei documenti comporta il ripensamento dell’approccio che si adotta quando si acquisisce e si archivia un’informazione, il che porta a riprogettare molte delle attività aziendali in chiave completamente digitale.

Questo tipo di adeguamento richiede infatti un po’ di tempo, una risorsa spesso molto scarsa nelle organizzazioni private e necessita soprattutto di un cambio di paradigma. Tuttavia, è indispensabile per tutte quelle attività commerciali che hanno intenzione di prosperare. Digitalizzare di fatto non significa semplicemente installare un software, ma rende necessario modificare l’approccio alle operatività quotidiana, per riuscire a sfruttare le potenzialità legate alle nuove tecnologie.

Oltre l’eliminazione della carta: cosa tenere a mente

Passare all’archiviazione digitale dei documenti non significa semplicemente eliminare la necessità di avere archivi cartacei. La dematerializzazione dei documenti deve essere eseguita rigorosamente a norma. Ciò significa che nella digitalizzazione dei processi vanno seguite delle regole ben precise, che aderiscono alle normative vigenti, i cui requisiti vanno studiati in azienda per non farsi trovare impreparati. Ne deriva perciò che oltre alla semplice eliminazione della carta, attenersi a quanto prescritto dalla legge consente di produrre in maniera nativa dei documenti informatici che hanno esattamente il valore dei loro omologhi fisici, nonché importanti garanzie a livello legale. In dedinitiva, la conservazione digitale dei documenti rende più efficienti tutti i processi e garantisce al contempo la multicanalità delle informazioni, che diventano così più sicuri e fruibili.

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Scientific Reports: significativo pericolo estinzione per lo stambecco

E’ quanto mai d’attualità: il riscaldamento globale rappresenta una delle minacce che il nostro pianeta deve affrontare. I segnali arrivano da più fronti, ora uno arriva anche una conferma importante da ricerche che affrontano il problema dal punto di vista delle nefaste conseguenze che il climate change sta provocando su alcune razze di animali. In questo si parla degli stambecchi alpini: in che modo i mutamenti del clima possono mettere a rischio questa specie? Cosa si può fare per evitare la loro estinzione? Proviamo ad approfondire i risvolti di questo studio e capire se ci sono possibilità che questa escalation possa essere fermata.

Scientific Reports: significativo pericolo estinzione per lo stambecco

La ricerca a cui si fa riferimento è stata condotta dall’Università di Sassari ed è stata pubblicato nei mesi scorsi sulle pagine dello Scientific Reports: lo stambecco starebbe risentendo non poco del continuo aumento delle temperature che sull’arco alpino presenta un clima di natura sempre più torrida. Come viene ribadito dagli esperti, anche gli stambecchi stanno subendo le conseguenze di quello che viene definita la scala verso il cielo: il comportamento messo in atto da parte di specie animali e piante che, vedendo mutare l’habitat naturale circostante, vanno alla ricerca di nuovi luoghi dove crescere e vivere, con una vera e propria migrazione a quote più alte, dove pertanto possono esistere le condizioni adatte alla propria sopravvivenza.

Stambecco, salendo in alto rischia di non trovare cibo

Il problema per lo stambecco alpino consiste nel fatto che salendo in quota potrebbe trovare grossa difficoltà nel reperire la giusta quantità di cibo. Questo avverrà non solo per lo stambecco, ma anche per altre specie e questo acuirà la competizione per il reperimento del cibo. Di fatto il cibo e lo spazio fisico da occupare potrebbero non bastare per tutti. Questo significa un potenziale rischio per un animale che a quelle quote non è abituato a vivere, a cacciare e a muoversi. Questa particolare tipologia di animale ha corporatura tozza e compatta, un pelo isolante e un cospicuo strato lipidico che gli dà la possibilità di ripararsi dal freddo. Non avendo ghiandole sudoripare è però poco avvezzo ai cambiamenti repentini di temperatura e in generale non riesce ad adattarsi ai climi caldi. Lo testimonia lo stesso studio preso in oggetto.

In Valle D’Aosta dimezzati gli esemplari

Lo studio dell’Università di Sassari ha analizzato la situazione degli stambecchi del Parco Nazionale del Gran Paradiso in Valle d’Aosta e lo scenario è assolutamente preoccupante: la popolazione ha infatti subìto un dimezzamento se si analizzano gli esemplari presenti dal 1990 fino ad oggi. La ricerca ha voluto verificare tutti gli spostamenti avvenuti in questi anni da parte degli stambecchi, andando ad incrociarli con le risultanze venute fuori dai cambiamenti climatici, cercando di prospettare il loro futuro. La correlazione diretta non è ancora stata dimostrata ma tutto farebbe pensare che la primavera anticipata possa provocare una diminuzione dell’erba fresca in periodi in cui la sua presenza è fondamentale, soprattutto per le femmine, che ne hanno bisogno per far fronte al periodo dell’allattamento e dello svezzamento dei cuccioli, che coincide all’incirca con i mesi di giugno e luglio. Per motivi molto più semplici di quello che si può pensare, i piccoli non riescono ad assimilare i nutrienti corretti per affrontare nella maniera ottimale i primi mesi di vita: meno proteine e più fibre all’interno del latte materno può comportare minori chance di sopravvivenza dei nascituri. Le ipotesi più nefaste sottolineano come il destino degli stambecchi alpini sia messo a repentaglio: si pensa che nel prossimo secolo la metà delle aree attualmente popolate dagli stambecchi, saranno di fatto disabitate da questi animali per le sopraggiunte condizioni del territorio, che lo renderanno disabitate.