La meditazione Vipassana: storia, benefici e tecnica

La meditazione Vipassana è una tecnica utilizzata già da diverse persone per uscire da un periodo di sofferenza. E’ una meditazione nata tanti anni fa in India, ma ormai è utilizzata in molte parti del mondo come una tecnica praticabile da chiunque soggetto che voglia mettersi alle spalle un brutto periodo.

In questo articolo vogliamo sviscerare la Vipassana in tutte le sue sfaccettature, dall’origine a quali sono i benefici che porta, illustrando come si svolge effettivamente questa tecnica di meditazione.

L’Origine e Storia

La Vipassana precede la nascita del Buddismo, anche se la sua diffusione (risalenet a più di 2500 anni fa) si attribuisce proprio al fondatore della religione asiatica, ovvero Gautama Buddha. Questa tecnica comunque non venne attribuita a nessuna religione in particolare, ma era solamente un modo per cercare di uscire da una brutta situazione per mezzo della purificazione della mente.

Dopo circa mezzo secolo fu una tecnica dimenticata da tutti, tranne che in Birmania, dove alcuni insegnanti di meditazione continuarono ad utilizzarla fino ai giorni nostri, soprattutto grazie a due insegnanti birmani: prima a Sayagyi U Ba Khin e successivamente a Satya Narayan Goenka.

I Benefici

Questa meditazione cerca di purificare la mente dallo stress e da tutte quelle tensioni che si accumulano durante la vita quotidiana. Quindi la Vipassana non cura nessuna malattia in particolare, ma permette alle persone di stare meglio con sè stesse e di conseguenza anche alcuni disturbi psichici e nervosi vengono attenuati fino ad essere eliminati.

E’ evidente che liberando la mente e purificandola da tutte le negatività, essa diventa sempre più libera e disponibile all’amore incondizionato verso gli altri. E’ questo il grande beneficio: chi ha passato un periodo brutto, ne esce davvero bene, con una ritrovata pace in sè stesso ed allo stesso tempo portando felicità e gioia al prossimo.

La tecnica

La meditazione Vipassana è una tecnica che prevede la consapevolezza del proprio respiro. Bisogna sentirlo vivo in tutte le sue fasi di meditazione, dalla respirazione alla espirazione, con l’addome che si apre per prendere aria dalle narici che poi la scaricano fuori.

Durante la respirazione ci deve essere concentrazione ed il proprio pensiero deve essere riservato esclusivamente a questo. Nel contempo si cominceranno a sentire tutti quei rumori di sottofondo ovvero, a seconda di dove ci si trova, del traffico, del vento che sposta gli alberi e tutto il resto. La giusta tecnica prevede però che la mente debba pensare solamente a sentire tutto il movimento della respirazione, mentre tutto il resto dei rumori che si sentono devono essere avvertiti come un sottofondo.

Il pensiero della respirazione è considerato l’oggetto primario, tutto quello che viene avvertito di diverso (rumori, ma anche pensieri) viene considerato oggetto secondario. Se un oggetto secondario riesce a distogliere il pensiero dalla respirazione, si deve dedicare un momento al pensiero secondario, che in questo caso viene in gergo definito notazione e può essere un ricordo, un pensiero o altro.

Queste annotazioni (o note mentali) non dovranno essere analizzate nel dettaglio, ma il pensiero deve restare in superficie. Ad esempio se si sente del traffico non si deve pensare alle auto che percorrono il loro tragitto, bensi all’udito; se si pensa ad una accadimento negativo non bisogna pensare al fatto in sè, ma al dolore. Sutbito dopo queste annotazioni mentali, è necessario tornare a concentrarsi sulla respirazione.

Per mezzo di questa tecnica di meditazione, si riuscirà ad eliminare totalmente i pensieri negativi, poichè le ‘note mentali’ rimarranno in superficie, non si entrerà mai nel dettaglio del problema, e subito ci si concentrerà nuovamente sulla respirazione, guadagnando la pace interiore.