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Scientific Reports: significativo pericolo estinzione per lo stambecco

E’ quanto mai d’attualità: il riscaldamento globale rappresenta una delle minacce che il nostro pianeta deve affrontare. I segnali arrivano da più fronti, ora uno arriva anche una conferma importante da ricerche che affrontano il problema dal punto di vista delle nefaste conseguenze che il climate change sta provocando su alcune razze di animali. In questo si parla degli stambecchi alpini: in che modo i mutamenti del clima possono mettere a rischio questa specie? Cosa si può fare per evitare la loro estinzione? Proviamo ad approfondire i risvolti di questo studio e capire se ci sono possibilità che questa escalation possa essere fermata.

Scientific Reports: significativo pericolo estinzione per lo stambecco

La ricerca a cui si fa riferimento è stata condotta dall’Università di Sassari ed è stata pubblicato nei mesi scorsi sulle pagine dello Scientific Reports: lo stambecco starebbe risentendo non poco del continuo aumento delle temperature che sull’arco alpino presenta un clima di natura sempre più torrida. Come viene ribadito dagli esperti, anche gli stambecchi stanno subendo le conseguenze di quello che viene definita la scala verso il cielo: il comportamento messo in atto da parte di specie animali e piante che, vedendo mutare l’habitat naturale circostante, vanno alla ricerca di nuovi luoghi dove crescere e vivere, con una vera e propria migrazione a quote più alte, dove pertanto possono esistere le condizioni adatte alla propria sopravvivenza.

Stambecco, salendo in alto rischia di non trovare cibo

Il problema per lo stambecco alpino consiste nel fatto che salendo in quota potrebbe trovare grossa difficoltà nel reperire la giusta quantità di cibo. Questo avverrà non solo per lo stambecco, ma anche per altre specie e questo acuirà la competizione per il reperimento del cibo. Di fatto il cibo e lo spazio fisico da occupare potrebbero non bastare per tutti. Questo significa un potenziale rischio per un animale che a quelle quote non è abituato a vivere, a cacciare e a muoversi. Questa particolare tipologia di animale ha corporatura tozza e compatta, un pelo isolante e un cospicuo strato lipidico che gli dà la possibilità di ripararsi dal freddo. Non avendo ghiandole sudoripare è però poco avvezzo ai cambiamenti repentini di temperatura e in generale non riesce ad adattarsi ai climi caldi. Lo testimonia lo stesso studio preso in oggetto.

In Valle D’Aosta dimezzati gli esemplari

Lo studio dell’Università di Sassari ha analizzato la situazione degli stambecchi del Parco Nazionale del Gran Paradiso in Valle d’Aosta e lo scenario è assolutamente preoccupante: la popolazione ha infatti subìto un dimezzamento se si analizzano gli esemplari presenti dal 1990 fino ad oggi. La ricerca ha voluto verificare tutti gli spostamenti avvenuti in questi anni da parte degli stambecchi, andando ad incrociarli con le risultanze venute fuori dai cambiamenti climatici, cercando di prospettare il loro futuro. La correlazione diretta non è ancora stata dimostrata ma tutto farebbe pensare che la primavera anticipata possa provocare una diminuzione dell’erba fresca in periodi in cui la sua presenza è fondamentale, soprattutto per le femmine, che ne hanno bisogno per far fronte al periodo dell’allattamento e dello svezzamento dei cuccioli, che coincide all’incirca con i mesi di giugno e luglio. Per motivi molto più semplici di quello che si può pensare, i piccoli non riescono ad assimilare i nutrienti corretti per affrontare nella maniera ottimale i primi mesi di vita: meno proteine e più fibre all’interno del latte materno può comportare minori chance di sopravvivenza dei nascituri. Le ipotesi più nefaste sottolineano come il destino degli stambecchi alpini sia messo a repentaglio: si pensa che nel prossimo secolo la metà delle aree attualmente popolate dagli stambecchi, saranno di fatto disabitate da questi animali per le sopraggiunte condizioni del territorio, che lo renderanno disabitate.